storytelling

AL – Carta 3B – La energy matrix

La energy matrix

La energy matrix è un termine poco utilizzato in ambito aziendale e richiama discipline molto lontane da quelle del management tradizionale.
La carta della energy matrix con coordinata 3B  del Canvas si trova sulla linea narrativa dedicata agli ostili al cambiamento ed esprime l’energia che si respira in un’organizzazione. Quando si entra in un ufficio la si percepisce immediatamente. In certi uffici l’atmosfera è allegra e rumorosa, in altri si sentono fisicamente le meningi lavorare, in altri ancora si percepisce un’elevata intensità ma negativa.
Nelle organizzazioni si può parlare di energia emotiva, cognitiva o comportamentale, tutte necessarie, ma non sempre di segno positivo. Anzi, molto spesso, si parla di energia quando questa è negativa, attributo che la rende tra l’altro piuttosto contagiosa.
Per fare ordine è utile immaginare una mappa i cui quattro quadranti siano definiti da due assi, uno che indica il livello di intensità dell’energia, l’altro che si riferisce alla qualità, positiva o negativa.

I quattro quadranti definiscono 4 tipi di energia:

  • quella ‘produttiva’, di alta intensità e di qualità positiva, tipica degli entusiasti
  • quella ‘di comfort’ sempre di qualità positiva ma di bassa intensità. Contraddistingue chi si trova in una zona di comfort, soddisfatto ma poco produttivo, e poco utile nei team, in particolare in ambiti dove è necessario essere creativi
  • quella ‘rassegnata’ di chi ha un basso livello di energia e anche negativa. Si manifesta in un silenzioso e continuo lamentarsi, in attesa di schierarsi contro qualsiasi iniziativa intrapresa
  • quella che personalmente chiamo l”energia creativa degli ostili’. E’ un tipo di energia di segno negativo ma di alta intensità ed è l’unica ad avere la capacità di muovere le masse, non necessariamente in direzioni conflittuali
Chi è dotato di questo tipo di energia rumoreggia e ricorda a tutti che è in atto un cambiamento. Induce chi ci crede a schierarsi con ancora maggiore determinazione, stimolando i rassegnati e i ‘comfort zone‘ a spostarsi dalle loro aree di assopimento.
Ovviamente la linea tra fornire energia ad un progetto ed assorbirla del tutto è molto sottile, ma fortunatamente ci sono delle vie per gestire questo delicato equilibrio.

Il caso

Vediamo ora come l’energy matrix influisce su una situazione di riorganizzazione.
Tratto il caso di un’azienda dalla compagine societaria molto articolata, costituita dai componenti di seconda generazione della famiglia fondatrice.
Tra questi si trovano soggetti, che si identificano pienamente nell’azienda, ed altri che, sebbene non abbiano mai visto nient’altro, la considerano più come una prigione ‘dorata’, ma sempre prigione.
Il mio incarico prevedeva di rivedere la governance in modo da livellare il più possibile il peso nel processo decisionale dei quattro componenti del CdA.
Il problema consisteva nell’enorme differenza di apporto in termini di energy matrix all’ambizioso progetto di crescita.
In particolare ad un leader naturale, il più giovane, un trentaduenne, vero traino dell’intero piano, si contrapponeva la cugina cinquantenne, molto esperta nei processi produttivi. Fino a quel momento era la vera risorsa del gruppo, ma ora fuori luogo in un nuovo contesto competitivo, bisognoso di innovazione.
I CdA erano diventati esplosivi al punto tale da dubitare di poter riuscire nell’impresa, che mi era stata assegnata. Fino al momento nel quale ho utilizzato la tattica cosiddetta dei ‘100 giorni’.

Una tattica molto semplice

Nei primi 100 giorni bisogna individuare le azioni, che abbiano efficacia su un settore ristretto dell’azienda, quindi facilmente percorribili, e che siano altamente visibili da parte di tutti.  Tali quindi da spostare l’attenzione sui risultati del progetto.
In questo modo, qualunque sia il livello della energy matrix, di cui i vari soggetti sono dotati, c’è una naturale tendenza a convergere in quella che è vista come la luce in fondo al tunnel di un faticoso conflitto. Una sorta di exit strategy, che rappresenta il termine del progetto, di cui si è dimostrata l’efficacia. Raggiunto il goal, ognuno potrà tornare nelle posizioni di maggiore comfort.
In quel caso il primo risultato visibile è stato quello di ridurre il tempo di consegna delle grandi commesse industriali di cui trattava l’azienda. Una riduzione del 20%, ottenuta in poche settimane, grazie all’applicazione di un enorme tabellone sulla parete del corridoio più visionato.
Tabellone nel quale avevo riportato gli step principali di ogni progetto con delle banali calamite, tendenzialmente corrispondenti ad ogni funzione. Data di consegna definita dall’ufficio vendite, rilascio del progetto da parte dell’ufficio tecnico, acquisti dei componenti su commessa dell’ufficio acquisti e così via.
La chiave è stata quella di apporre ed aggiornare le calamite dai responsabili di funzione stessi. Calamite alla mano, erano obbligati a parlarsi e a negoziare in base ai relativi sani conflitti di interesse.
Ogni volta che la negoziazione tra vendite, ufficio tecnico, acquisti, produzione e logistica portava ad un empasse, tutti si rivolgevano proprio a lei, alla cinquantenne, dotata di un’energia dirompente e adatta a sbloccare la situazione e arrivare ad un compromesso.
Il dialogo tra le funzioni che ne è derivato, l’immediatezza del sistema visuale rispetto all’elefantiaco sistema informatico ha permesso di allineare l’energia di tutta l’organizzazione. Questo ha portato alla conclusione del progetto in largo anticipo e alla costituzione di Consigli di Amministrazione finalmente costruttivi, nei quali si percepiva un forte rispetto dei diversi tipi di energy matrix dei due leader.

La morale

La storia descrive bene il motivo per cui, per la mia esperienza, gli ostili più pericolosi non sono quelli più rumorosi ed energici ma i silenti.
Nel retro della carta infatti leggiamo:
Quelli silenti sono gli avversari più pericolosi?
A voi che mi seguite l’ardua sentenza.
Testi e Voce narrante – Alessandro Lotto

Testo originale sigla – produzione – montaggio – redazione a cura di Storybizz

Jingle inziale – Andrea Usai – Wogiagia

066 Intervista a Carlotta Silvestrini – Rebranding e narrazione

Oggi per #Storybizz Carlotta Silvestrini ci parla di come la narrazione può essere molto utile per un’attività di rebranding e quali sono i punti di forza di RBHQ, la sua società di consulenza.

AL – Carta 2C – I valori

La carta dei valori ci pone di fronte ad un dilemma di non facile risoluzione. E’ l’ultima carta della seconda tappa del nostro viaggio nel cambiamento organizzativo: il nuovo mondo.

AL – Carta 2B – Gli stili di leadership

Lo stile di leadershio rappresenta una carta importante, perché si deve adattare al contesto aziendale, al problema da risolvere ma anche alle persone coinvolte.

AL – Carta 2A – I KPI

E veniamo al secondo step del viaggio dell’imprenditore: l’ingresso nel nuovo mondo, dove al primo posto si colloca la carta dei KPI, dai quali non si può prescindere e che richiedono un’attenta valutazione.

AL – Your Change® Canvas di Alessandro Lotto: presentazione

Your Change® Canvas nasce dalle esperienze di Alessandro Lotto come temporary manager all’interno di aziende complesse, come imprenditore di due società (Tailor Music srl, Commusications Rain Ltd) e come conoscitore appassionato delle scienze della narrazione.

AL – Carta 1C – Il difetto fatale

Siamo arrivati alla terza carta di Your Change® Canvas, il difetto fatale. E’ una carta che fa pensare per le implicazioni anche personali che può portare con sé.

AL – Carta 1B – La squadra

La seconda carta del metodo Your Change® Canvas – la squadra – si fonda su un assunto imprescindibile per il mondo corporate: l’importanza del team per avviare progetti aziendali.

AL – Carta 1A – Il senso di urgenza

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta delle 15 carte di Your Change® Canvas, ideato da Alessandro Lotto, e partiamo da quella che solitamente mette in moto in modo decisivo il cambiamento: il senso di urgenza.

065 La bicicletta di Jovanotti: una contro-narrazione sul colore

Questa puntata nasce dai miei primi incontri post quarantena: il colore della bicicletta di Jovanotti, il nuovo gelato della Magnum e il passeggino di mio figlio Enea. Di per sé non hanno importanza, ma l’apparenza inganna e se dedicherete 10 minuti alla puntata capirete il motivo.

Indice

Le storie e i colori come interagiscono. Dalla bicicletta di Jovanotti al gelato rosa della Magnum: due narrazioni agli opposti

Non so cosa abbiate fatto voi appena usciti dal lockdown, ma io ho portato mio figlio Enea a fare una passeggiata.  Mi sono trovata così di fronte a un fatto apparentemente banale, ma che mi ha portata a voler approfondire l’argomento dal punto di vista del marketing e della comunicazione, ma anche storico culturale.

Il colore rosa del passeggino di mio figlio Enea inevitabilmente porta tutti a reputare che Enea, nonostante il nome e l’aspetto, sia una femmina.

Durante la passeggiata sono andata al bar per un gelato e ho trovato il nuovo gelato Magnum: il Ruby. Un gelato rosa il cui target sono le donne. Da cosa si capisce? Lo analizzo nella puntata.

Mentre sorseggiavamo una birra Andrea, mio marito, mi ha ingenuamente mostrato una foto in cui c’era la bicicletta di Jovanotti: una Pinarello Dogma rosa.

Troppi i segnali per non coglierli. Così questa puntata è dedicata al colore rosa, alla sua potenzialità narrativa, di comunicazione e culturale.

Il colore infatti è fondamentale nella comunicazione aziendale. Un’azienda sceglie i suoi colori basandosi sul loro significato, sul significato culturale. Ma lo stesso significato è vittima di un tempo. Così un’azienda scegliendo un colore potrebbe essere anche artefice di una contro-narrazione fondamentale per la sua strategia aziendale ma con risvolti anche sociali.

Sport in rosa: quando e perché il rosa dal maschile è passato al femminile

La scelta del colore della bicicletta di Jovanotti non mi stupisce. Già da tempo il rosa fa parte della comunicazione e dell’immagine di Jovanotti.

Neppure il telaio rosa è una novità per un uomo. Infatti già altri prima di lui lo avevano scelto come per esempio Rohan Dennisper.

Il rosa è anche  il colore della Gazzetta dello Sport di cui il principale lettore è uomo. Questa scelta nacque dal fatto che la carta rosa nel 1899 costava meno di quella verde inizialmente usata.  Così per associazione rosa fu anche la maglia  del giro d’Italia del 1935.

Erano ancora anni in cui il rosa era un colore maschile.

Non ci credete? Ascoltate la puntata per sapere come dal maschile il rosa è finito ad essere un colore femminile.

Vi dico solo un nome Elsa Schiaparelli la cui storia sarà oggetto di un approfondimento sul blog di Storybizz.

Nonostante lo sport a due ruote sia pieno di rosa, la scelta di Jovanotti  può avere risvolti sulla narrazione intorno a un colore e sull’uso del colore nel marketing.

“Il miglior destino per un colore è quando nessuno vedendolo sa come chiamarlo” John Ruskin 1859.

Contro-narrazione e storia valoriale nella comunicazione aziendale. Un’idea per una strategia basata sul valore della libertà.

Nell’ultima parte di Storybizz vediamo come un’azienda potrebbe realizzare una strategia basata sui valori proprio usando i colori. Anzi il colore rosa. 

Questa puntata fa parte di una serie di episodi che prendono in considerazione i temi esistenziali di una strategia basata sullo storytelling. Nella puntata dedicata alla campagna #BellLetsTalk avevamo visto un possibile uso del  tema esistenziale della salvezza.

Music Credit: www.bensound.com – www.soundeffectsplus.com

 

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