#Isegnalidellarealtà

AL – Carta 3A – I segnali dalla realtà

I segnali della realtà in Your Change® Canvas

 

La carta dei segnali dalla realtà con coordinata 3A in Your Change® Canvas presenta sul fronte uno specchio. Per riuscire a vedere sé stessi non c’è altro modo che utilizzare uno specchio, proprio come quello raffigurato.

In un contesto di cambiamento organizzativo lo specchio della verità sono più volte gli ostili al cambiamento stesso. Ostili che hanno spesso degli ottimi motivi per esserlo.

Il Leader del cambiamento è quasi sempre un’esterno, che non conosce nei dettagli i processi operativi su cui interviene, ma ha la presunzione di poter fare meglio di chi li conosce perfettamente.

In particolare l’agente esterno ignora soprattutto quel tipo di conoscenza ‘tacita’, non scritta nelle procedure o nelle istruzioni, ma nei modi di fare, nelle abitudini e nella testa delle persone.

Molto spesso sono proprio queste che più patiscono un cambiamento diventando, loro malgrado, ostili.

Come fare?

Una soluzione è quella di considerare questi soggetti per quello che sono: un contenitore di conoscenze non ancora scritte, sulle quali  basano la loro posizione e reputazione all’interno dell’organizzazione.

Questo atteggiamento di chiusura, piuttosto diffuso, significa rendere questa conoscenza sterile. Le aziende vengono a trovarsi in una posizione di forte rischio nel caso in cui la persona abbandoni l’azienda ma anche in un posizione di ricattabilità.

Questa carta si colloca sulla linea narrativa più pragmatica – quella del dato – e chi la sceglie vuole rendere esplicito il prima possibile il bagaglio di conoscenze di queste persone, così da renderle “fertili”.

L’alternativa è di finire progressivamente depotenziati man mano che la conoscenza viene fissata e messa a disposizione di tutti.

 

I segnali della realtà

 

Il caso

Negli incarichi di temporary management mi trovo sempre nella posizione di essere quello che conosce meno i processi operativi, sui quali sono però chiamato a prendere decisioni importanti.

Mi rendo perfettamente conto che ogni mano che stringo, soprattutto nei primi giorni, potrebbe essere quella del mio migliore alleato o del mio peggior nemico. Di solito alla prima stretta di mano tutti tendono a sorridere: chi per educazione, chi per reale simpatia, chi per calcolo strategico. In questo caso però il capo del reparto principale non si era nemmeno premurato di nascondere la sua identità dietro ad un sorriso. Ha volutamente fatto in modo che mi fosse ben chiara quale fosse la sua posizione. Doveva essere palese me e a tutta l’organizzazione che era lui a fregiarsi del titolo di ostile numero 1.

Il cambiamento aveva come focus strategico quello di indebolire il suo dominio assoluto del reparto, facendo in modo da renderlo meno indispensabile. Sapevo bene che il progetto di digitalizzazione non gli sarebbe piaciuto.

La chiave per la soluzione è stata quella di creare uno spazio (definito con il curioso “Ba” dal giapponese Ikujiro Nonaka) nel quale chi detiene la conoscenza si senta stimolato ad un dialogo spontaneo. Uno spazio nel quale si trovano contemporaneamente sia chi detiene la conoscenza implicita sia quello che la deve formalizzare, rendendola esplicita.

Per riuscirci ho dovuto sfruttare l’unico punto debole del caporeparto, ovvero la profonda ammirazione nei confronti del fondatore dell’azienda. Lo riteneva l’unica persona capace di capire qualcosa del complesso processo industriale.

Lo spazio “Ba” era il reparto stesso nel quale ho chiesto all’imprenditore di passare la maggior parte della sua giornata. Un periodo necessario per rilevare tutte le conoscenze, annotarle e riportarle in uno schema abbastanza dettagliato per poter iniziare il processo di ottimizzazione ed informatizzazione.

Ad oggi il caporeparto è ancora in azienda e l’imprenditore non ha più smesso di andare in reparto per discutere con lui in un particolare, affascinante e in gran parte ‘misterioso’ linguaggio.

La morale

Non mi capita spesso di poter raccontare una storia a lieto fine, ma quando posso lo faccio veramente volentieri, anche se devo comunque mettere in guardia utilizzando la frase riportata nel retro della carta:
Gli indispensabili sono utili?
Sono i segnali della realtà che devono dircelo.

Testi e Voce narrante – Alessandro Lotto

Testo originale sigla – produzione – montaggio – redazione a cura di Storybizz

Jingle inziale – Andrea Usai – Wogiagia

Scroll to top