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052 Intervista a Bobette Buster: le storie a Hollywood

Bobette Buster  insegna digital storytelling alla Northeastern University di Boston e, in qualità di esperta autorevole di sceneggiatura, supporta da molti anni a Hollywood l’industria cinematografica americana (Pixar, Sony, Disney, Twentieth Century Fox).

Le case di produzione a Hollywood sono alla continua ricerca di storie di valore, che abbiano un impatto sul pubblico. Il processo creativo è quindi incessante e si nutre di abilità sia letterarie che narrative.

 

I punti fondamentali dell’intervista sono:

DO STORY: how to tell a story so the world listens

DO STORY di Bobette Buster

 

Il libro di Bobette Buster, DO STORY è un validissimo punto di riferimento per capire come una storia può essere costruita affinché abbia un seguito. Approfondirò l’argomento in un altro articolo dedicato alle tecniche dello storytelling. Ma ciò che qui mi interessa sottolineare è il punto FOCALE di una storia per Bobette Buster, ossia la necessità to carry the fire. L’espressione di Bobette descrive la passione, il ‘fuoco’, con cui ogni narrazione deve essere architettata.

Questo è possibile solo se chi racconta conosce molto bene ciò che vuole trasmettere e sa come esprimere ‘la storia dietro alla storia’, il senso profondo di un racconto, che sempre si cela dietro ai fatti oggettivi raccontati.

Due sono gli esempi da lei citati in merito: il film Get out di Jordan Peele, regista afroamericano, che crea quasi un horror per parlare di razzismo e coinvolge lo spettatore con momenti di suspence e trasformazione dei personaggi, che lasciano senza parole. Un altro film è Schindler’s List di Steven Spielberg, regista di origine ebrea, che proprio per questa vicinanza alle vittime, è riuscito a realizzare un film sull’Olocausto con una tensione narrativa incredibile grazie a scene finemente selezionate e al supporto della musica.

 

Gli ingredienti di una STORIA

Molti sono gli aspetti che vanno considerati in una storia e a seconda della sua declinazione (cinema, serie tv, Tv, teatro ma anche libri, canali social…), si possono potenziare alcune sfumature piuttosto che altre.

Bobette Buster  punta sulle capacità stilistiche (linguaggio), narrative (trasposizione creativa della realtà), sulla conoscenza, la passione e l’autenticità.

Ciò che fa la differenza è l’abilità di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per veicolare una scena, un significato, un fatto. E ci parla del suo documentario presentato al Festival di Cannes a maggio 2019 dal titolo, Making Waves: The Art of Cinematic Sound. Una storia di novanta minuti per descrivere come un gruppo di registi famosi (George Lucas, Francis Ford Coppola, Barbara Streisand, Steven Spielberg, Martin Scorsese, David Lynch) ha saputo usare il suono in modo metaforico per anticipare scene chiave di un film o per esprimere un’emozione, che a parole non avrebbe avuto lo stesso effetto.

Bobette Buster

Il Futuro dello storytelling

Bobette Buster definisce lo storytelling un ‘global business’: oggi siamo talmente bombardati dalla pubblicità che solo le storie davvero autentiche e ben costruite possono colpirci. E per arrivare a questo è necessaria una formazione (cita il Master in International Screenwriting, diretto da Armando Fumagalli, come uno dei migliori in Europa). E consiglia due libri: L’arte della scrittura drammaturgica di Lajos Egri  e la Poetica di Aristotele ad uso di sceneggiatori, scrittori e drammaturghi.

Ma soprattutto è necessario essere informati su tutto ciò che viene prodotto: cinema, serie tv, remake, ambiti che offrono molti spunti all’advertising.

Da americana, Bobette, ci dice che l’Italia è ricca di ‘storia’ con un’infinita possibilità di racconto drammatico: è importante quindi entrare in contatto con la propria storia personale, capire i bisogni del proprio tempo e diventare così bravi comunicatori.

 Anna Caccia

 

(Photo Credit IMDb)

 

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