Comunicare l’arte ai tempi della pandemia Covid-19

Comunicare l’arte ai tempi della pandemia Covid-19 o di qualsiasi altra pandemia avesse colpito l’Occidente non è certo semplice. Nessuna laurea, master, corso, stage, esperienza ha dato agli operatori del settore gli strumenti. In questo periodo in cui siamo soffocati da proposte di webinar non ne esiste nessuno dal titolo “la nostra esperienza nel comunicare l’arte ai tempi della pandemia”.

Tutto quello che si sta facendo sono delle prime volte. Come per tutte le esperienze, ci sono prime volte e prime volte.

Indice

Comunicare l’arte ai tempi della pandemia: cosa sta facendo l’Europa

Poniamo lo sguardo a cosa sta avvenendo in Europa e in Italia per capire se veramente non si può far nulla o se invece qualcosa sta accadendo.
Parlare di arte ai tempi della pandemia Covid-19 non è certo semplice come non lo è riprogrammare l’apertura di poli museali, gallerie d’arte e teatri. Germania, Austria e  Svizzera, solo per citare alcune Nazioni, lo hanno già fatto da giorni. Hanno pianificato e comunicato, infatti, da tempo le aperture di biblioteche e musei. Per giugno si potrà tornare alla fruizione dell’arte in maniera off-line. Per i concerti e le grandi esibizioni, invece, non ci sono ancora delle date.

L’arte ai tempi del Covid-19 in Italia

L’Italia invece come si sta ponendo di fronte all’argomento? Come sta organizzando la fruizione dell’arte ai tempi del Covid-19 e come sta programmando le riaperture?

Il 26 aprile 2020, il Premier Conte ha annunciato alla Nazione la riaperture di musei e biblioteche per il 18 maggio.  Nessuna parola in merito a concerti, teatri e auditorium. Per questi, si rimanda a una comunicazione in un futuro non definito.

Il Ministro dei beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha anche parlato di una sorta di Netflix della cultura.

Ha dichiarato: “Stiamo ragionando sulla creazione di una piattaforma italiana che consenta di offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento, una sorta di Netflix della cultura, che può servire in questa fase di emergenza per offrire i contenuti culturali con un’altra modalità, ma sono convinto che l’offerta online continuerà anche dopo: per esempio, ci sarà chi vorrà seguire la prima della Scala in teatro e chi preferirà farlo, pagando, restando a casa“. Gli addetti ai lavori barcollando, non sanno cosa pensare, come ristrutturarsi (parola tanto usata in questo momento) e cosa fare del proprio futuro prossimo e lontano.”

Al di là del ragionamento che un conto è la fruizione on-line e un conto è quella off-line, su cui sono stati scritti articoli e libri, tralasciando che non si fa menzione di quello che avverrebbe ai tanti professionisti del settore  emerge un dubbio. Le parole di Franceschini sono state dettate, come lui stesso ha dichiarato, dal constatare le capacità del nostro sistema cultura di riconvertirsi all’on-line per non far morire l’arte durante i tempi della pandemia.

Andando a vedere da vicino i progetti e le iniziative, l’impressione è altra. Non tutti i musei sono stati capaci di riproporsi sul web. L’Italia è un paese in cui c’è ancora un problema di fibra ottica e di connessione  internet. Parte della popolazione è analfabeta digitale. Il nostro paese non è digitalmente all’avanguardia e pronto come lo ho presentato Franceschini.

Dal Decameron a Radio Londra: l’Italia si ritrova nelle narrazioni

Con  l’emergenza Covid-19 molti luoghi deputati alla cultura hanno cercato strategie diverse per far fruire il proprio lavoro. Alcuni sono stati solo proclami, altri sono stati progetti poi lasciati a metà, alcuni si sono limitati a mettere on-line le opere disponibili nell’off-line, qualcuno ha saputo invece trovare soluzioni alternative e che potrebbero anche essere complementari nel futuro.

Tra gli esperimenti e soluzioni messe in atto per comunicare l’arte in questi giorni di Covid-19 e quarantena ne ho scelti alcuni non solo perché siano interessanti in assoluto, ma anche perché mettono in pratica come applicare lo storytelling all’arte e lo storytelling è il cuore di Storybizz.

Decameron: storie in streaming un progetto della Triennale di Milano

Decameron: storie in streaming un progetto della Triennale . L’intento del progetto portato avanti dalla Triennale di Milano, come si legge dal sito, è chiaro “A partire dallo spunto del Decamerone di Giovanni Boccaccio, che narra di un gruppo di giovani che nel 1348 per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera e a turno si raccontano delle novelle per trascorrere il tempo, Triennale ha invitato artisti, designer, architetti, intellettuali, musicisti, cantanti, scrittori, registi, giornalisti ad “abitare” gli spazi vuoti di Triennale per sviluppare una personale narrazione. Ogni giorno alle 17.00 una nuova novella sarà trasmessa in diretta sul canale Instragram di Triennale.”

L’affiancare il Covid-19 all’esperienza della peste non è una novità: allora perché non sviluppare un progetto che parta proprio da una delle più importanti narrazioni durante i tempi di una delle più grandi pandemie della storia?

Tanti gli interventi nazionali e internazionali. Ogni intervista inizia con il racconto della propria esperienza pandemica. Dall’Italia alla Cina, dalla Grecia alla Gran Bretagna. Si potrebbero unire queste prime battute degli interventi per costruire una narrazione globale del presente che viviamo. Sul feed di Instagram si trovano le anticipazioni dei dialoghi, alle 17:00 vi è la diretta e su IGV rimangono le registrazioni.

Radio GAMeC: un esperimento del museo di Bergamo

Un altro esperimento che prende le mosse dal  ricordo di narrazioni passate è stato pensato dal museo di Bergamo, il GAMeC. La memoria da cui parte è Radio Londra. Si legge: Radio GAMeC, “Un’emittente dal fronte, come Radio Londra, creata nei giorni difficili della battaglia, ma pensata anche per le stagioni che seguiranno. Un luogo per condividere testimonianze da una delle città più drammaticamente colpite dall’emergenza sanitaria in corso e, parallelamente, per spostare il punto di vista grazie a storie provenienti da tutto il mondo. Un modo per fare muovere il pensiero e continuare a respirare cultura, per raccontare il presente e immaginare un futuro tutto da costruire.” Sul canale Instagram giornalmente un appuntamento con un personaggio influente del panorama culturale italiano.

Fruit Exhibition sceglie Zoom

VIRTUAL FRUIT | Bekko

Live now with BEKKO and MOLLA Magazine Onnivoro di Lapis e Linguacce ArguteJoin us on Zoomhttps://zoom.us/j/93240725598Meeting ID: 932 4072 5598

Pubblicato da Fruit Exhibition su Venerdì 24 aprile 2020

A preferire Zoom a Instagram invece è Fruit Exhibition (la Fiera dell’Editoria dell’Arte  che si sarebbe dovuta tenere a Bologna in questi giorni). Attraverso la piattaforma è possibile partecipare alle interviste in diretta. Rispetto alle due soluzioni precedenti, quella della Fiera dell’editoria d’arte emana un profumo di leggerezza nell’accezione positiva del termine.

Conclusione

Sarebbero molte la soluzioni applicate dai musei e fiere per comunicare l’arte ai tempi della pandemia da citare. Più che di singole soluzioni di Storytelling mi viene da pensare che tutte le forme che si stanno usando contribuiranno a creare lo storytelling dell’arte di questo momento storico. Il racconto di quello che si sta vivendo e scrivendo in questi giorni sospesi non sarà più appannaggio dei soli libri di Storia, ma anche dei nuovi mezzi social che sono stati messi a disposizione e usati.

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