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AL – Carta 2C – I valori

I valori in Your Change® Canvas

La carta dei Valori è la terza sulla linea narrativa del ‘nuovo mondo’ con coordinata 2C. Riporta nel suo lato frontale un cuore rappresentato all’interno di una gabbia. Se facilmente si percepisce che il cuore rappresenta i valori, cosa possiamo aspettarci dalla gabbia?
Questa carta è scelta da coloro che pensano che l’immagine del mondo nuovo debba avere come caratteristica fondamentale l’essere inattaccabile da qualsiasi mutamento di contesto.
Le carte che la precedono, nei livelli narrativi più in superficie, i KPI e gli stili di leadership, hanno la stessa funzione di rappresentare per sé e per gli altri l’immaginario futuro al quale tendere, ma non hanno la stessa caratteristica di immutabilità.
Prendiamo per esempio la carta dei KPI: per quanto abile e preveggente sia la persona che definisce la metrica numerica al quale tendere, è nella natura dei numeri di business poter essere messi in discussione ad ogni comitato direttivo.
Per quello che riguarda – invece – la carta degli ‘stili di leadership’, è noto che i re vengono messi sul trono con la stessa velocità con cui vengono poi deposti.
I valori di un organizzazione, sono invece solidissimi e possono sopravvivere a tutti i mutamenti, comprese le persone dell’organizzazione, siano questi anche i fondatori.
Un ulteriore vantaggio, che si ottiene utilizzando i valori come riferimento guida, è la ‘libertà’.
Intendo la libertà delle persone a cui, nei casi estremi, si pone come unico vincolo il rispetto di un set di valori, di far emergere in modo spontaneo comportamenti corretti per ottenere i risultati sperati.
Spesso però si pone la difficoltà di mantenere la promessa, di cui i valori sono la sintesi. Basta una minima discrepanza nella coerenza tra decisioni e valori dichiarati per far sentire i dipendenti delusi, quasi manipolati. E far crollare così in poco tempo il sistema.

Il caso

Vi racconto in proposito la storia di un’azienda, dove ho lavorato anni fa. La sua compagine sociale era completamente costituita da componenti di una stessa famiglia, che si vantava di possedere dei solidissimi principi morali, alcuni dei quali di derivazione religiosa.
Questa società di consulenza legale di circa 30 professionisti soffriva da qualche anno un calo del volume d’affari e la famiglia si era trovata in una situazione di notevole stress sia finanziario che di coscienza. Avrebbero dovuto decidere, prima che fosse troppo tardi,  se licenziare una parte dei dipendenti per riallineare l’organizzazione al mercato.
In questi casi, per quanto sia spiacevole, è utile ragionare a mente fredda: quali le opzioni in grado di garantire il mantenimento del posto di lavoro al maggior numero di persone nel medio-lungo termine.
Le opzioni in questo caso dovevano però passare attraverso il filtro del set di valori, che l’azienda ha sempre rispettato come struttura fondante di tutte le decisioni prese.
Era un tema di coerenza e quasi di contratto psicologico stipulato con i dipendenti all’atto dell’assunzione. Avveniva un vero e proprio rito di inserimento durante il quale si dava grande enfasi al tema della garanzia del posto di lavoro.
Questo approccio aveva garantito nel tempo l’ingresso di professionisti di un certo livello, ma durante la crisi  – l’unica opzione apparentemente percorribile – si è trovata incagliata nel setaccio, ingabbiando di fatto l’azienda nei suoi stessi valori.
Alla fine la società ha scelto di ridurre drasticamente i prezzi per aumentare il volume di attività e dare lavoro a tutto il personale. Qualche anno questo ha dovuto cercarsi un’altra occupazione…

Che morale ne consegue?

Si tratta di una storia che si presta a numerose interpretazioni: da una parte vi è l’apprezzamento istintivo, che conferiamo a coloro che sostengono i propri valori fino alla fine, dall’altra, vi è la sensazione di un sacrificio inutile.
Questo dilemma viene ben rappresentato sul retro della carta con la seguente domanda:

I valori liberano (o ingabbiano) chi li dispone o chi li riceve?

Una domanda alla quale non è facile dare una risposta definitiva.
Testi e Voce narrante – Alessandro Lotto

Testo originale sigla – produzione – montaggio – redazione a cura di Storybizz

Jingle inziale – Andrea Usai – Wogiagia

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