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054 Come lanciare una startup di successo

Nella puntata di oggi vedremo quali sono gli elementi indispensabili per creare una startup di successo.

Come nasce una startup?

Non c’è un solo modo per lanciare una startup, ma in tutte le storie di successo si possono trovare alcune condizioni sempre presenti.

Come accade per lo storytelling, anche per le startup ci sono tanti elementi che devono essere presenti in contemporanea e se questo non accade, possono compromettere il risultato finale della storia o, nel caso di una startup, determinarne il fallimento.

Ma perché è così difficile creare una startup?

Cosa rende vincente un business?

Naturalmente, le ragioni per il successo o per il fallimento possono essere tantissime, ma si possono far risalire ad alcuni fattori principali.

Gli ingredienti principali che mischiati tra loro servono a definire il destino di una startup sono sette.

Motivazione, Founder, Co-founder, passaggio da idea ad analisi di mercato, implementazione, soldi e innovazione.

donna che attacca post it su un muro bianco in una sala riunioni

Credits You-X-Ventures-on-Unsplash.jp

 

1. La motivazione

Per lanciare una startup occorre avere una motivazione forte che ci guidi, quindi, il primo storytelling da fare è verso se stessi per avere chiara la visione e poterla raccontare agli altri.

Questo è importante soprattutto per quelle startup che vogliono richiedere investimenti e devono saper comunicare la loro mission, la loro visione.

La motivazione quindi va trovata dentro se stessi e la passione deve essere talmente forte da generare energia e da tradursi in visione per contagiare partner e team di lavoro.

 

2. Il fondatore o founder

Statisticamente sembra che sia molto importante che il founder di una startup abbia una buona  formazione e un’esperienza precedente nel  settore dove vuole fare impresa o innovare.

Questo perché la competenza e una rete di contatti sono preziosi alleati nella riuscita di qualsiasi progetto.

Altra caratteristica importante del fondatore è la determinazione che crea un binomio magico insieme alla flessibilità perché permettono al founder di mantenere la startup al centro e, se serve lasciar perdere il proprio ego e adattarsi a svolgere le attività più diverse.

Il fondatore deve avere fiducia in se stesso, ma anche tanta umiltà per considerare sempre i feedback che arrivano dai clienti.

Qui entrano in gioco anche l’empatia e il saper ascoltare, doti che insieme alla determinazione e alla flessibilità potrebbero spingere anche a cambiare il modello di business della startup. O come si dice in gergo a “pivotare”.

È successo a molte delle startup che ora sono grandi aziende.

Qualche esempio: Twitter era una piattaforma di podcasting ed è diventato un servizio di microblogging o Groupon, che all’inizio presentava semplicemente online i coupon sconto presenti nei giornali locali americani.

 

3. Il co-founder

La scelta del co-founder è decisiva per l’esito della startup, l’ideale è qualcuno con cui il fondatore abbia collaborato in precedenza.

Infatti è molto importante poter lavorare con persone che stimi e che conosci da abbastanza tempo. Per questo è vitale avere una rete di contatti a cui poter attingere.

Quando avvii un’impresa la pressione esterna può essere davvero forte e in certe situazioni le persone rivelano dei lati “oscuri”, comportandosi in modo diverso rispetto al solito.

Quindi sapere con chi hai a che fare può davvero fare la differenza.

I fondatori devono avere competenze complementari, ma condividere valori comuni, avere la stessa visione della startup e del suo futuro.

 

molte persone in aula per startupday

Credits @ Franck V. on Unsplash

 

4. Il passaggio dall’idea all’analisi di mercato

Spesso l’idea per una startup nasce come soluzione a un problema sperimentato direttamente dal founder.

Per esempio Airbnb nasce come idea dei due fondatori, (Joe Gebbia e Brian Chesky).

Entrambi disoccupati, per racimolare qualche soldo pensano di affittare una stanza del loro appartamento a dei professionisti arrivati a San Francisco per una conferenza.

L’idea può quindi nascere da un’esigenza personale, da un’opportunità che il founder riesce a trovare o dal tentativo di migliorare un modello di business già esistente.

In ogni caso l’idea è solo una piccola componente del successo, tutto il resto è dovuto all’esecuzione, alla messa a terra dell’idea.

Capita spesso di pensare che quello che serve per avere successo sia trovare l’idea del secolo e i soldi per trasformarla in realtà.

Ma le idee sono ovunque e la migliore delle idee non vale nulla se non viene validata attraverso l’analisi di mercato e trasformata in realtà grazie a una strategia e a un team che la realizzi.

Il primo passaggio è verificare che ci sia mercato: effettuare una ricerca di mercato è uno step indispensabile per orientarsi nel business e rispondere a domande essenziali.

Per esempio, occorre capire se l’idea incontra un bisogno e se ci sono persone disposte a pagare per soddisfare questo bisogno.

Bisogna individuare una nicchia specifica, perché non si può piacere a tutti.

Una volta individuato il target, bisogna capire quanto è esteso questo gruppo di clienti potenziali, quanto sarebbero disposti a pagare, oltre che capire quali potrebbero essere i fattori che orientano le loro scelte, il loro reddito e altre informazioni demografiche.

In questa fase di ricerca è importante raccogliere più informazioni e feedback possibili.

Bisogna anche cercare di sapere se ci sono già dei competitor che soddisfano il bisogno o potrebbero farlo in futuro.

Inoltre, è fondamentale capire quali sono le dimensioni del mercato e se è poco o troppo affollato e quali potrebbero essere i driver di crescita futuri.

Considerando Airbnb come esempio, il driver del mercato è stata la grande recessione che dal 2007 si è abbattuta prima su Stati Uniti e poi sul resto del mondo.

Le persone colpite dalla crisi infatti hanno fatto aumentare l’offerta di case da affittare e contemporaneamente anche la stessa domanda.

 

5. Dalla strategia all’implementazione

Per trasformare l’idea in realtà occorre pianificare definendo alcuni punti chiave che sono visione, mission, strategia, obiettivi e tattiche e servono per passare dalla teoria alla pratica.

  • La visione è la previsione dei founder sul futuro del settore, dei consumatori, su come evolveranno i prodotti e le tecnologie.
  • La mission è il ruolo che il fondatore attribuisce alla startup nel futuro, la ragione che ne giustifica l’esistenza
  • La strategia è il piano d’azione a lungo termine per raggiungere gli obiettivi. Ci possono essere strategie competitive che si basano sul costo, sulla differenziazione, cioè i prodotti o i servizi hanno caratteristiche percepite come uniche dai clienti, oppure si basano sulla nicchia, cioè sull’offrire prodotti e servizi per segmenti di mercato specifici e circoscritti
  • Gli obiettivi servono a tradurre la mission in risultati reali. Sono dei traguardi specifici, misurabili e pianificati nel tempo a breve, medio e lungo periodo.
  • Le tattiche sono i mezzi operativi con cui realizzare la strategia e raggiungere gli obiettivi.  Questa è una fase critica in cui è facile sbagliare e questo può pregiudicare il successo della startup.

In linea generale vale sempre la regola: ”done is better than perfect” perché è meglio non ritardare l’ingresso sul mercato e lanciare il prodotto o il servizio il prima possibile per ricevere feedback dagli utenti ed eventualmente per poi sistemare e migliorare.

 

6. I soldi

Il denaro liquido è la linfa per l’impresa e la strategia deve prevedere la pianificazione finanziaria in modo da programmare e gestire correttamente i flussi di denaro.

Lo spiega bene la definizione di startup di Paul Graham: “a company designed to grow fast”.

Quindi startup è sinonimo di crescita veloce e per crescere velocemente occorrono soldi.

La startup dovrebbe avere come caratteristica quella di essere un business scalabile, che ha come obiettivo una crescita importante e veloce.

Quindi per sua natura richiede l’apporto di capitali di rischio, cioè di investimenti di terzi che sostengano finanziariamente la startup, in cambio di una quota di capitale e quindi degli utili futuri.

Il ciclo di vita di una startup prevede che possano esserci fonti di finanziamento diverse, in relazione ai diversi stadi del suo sviluppo.

C’è la fase di pre-seed, quando esiste solo l’idea e il capitale iniziale è raccolto da familiari, amici e qualche pazzo visionario.

Poi c’è la fase di early stage che comprende seed, startup e first stage. In questo caso gli investitori sono soprattutto business angel e fondi di venture capital, incubatori e acceleratori.

La fase di late stage è una fase più matura e comprende second stage, third stage e bridge loan e può portare a una acquisizione o a una IPO (dall’inglese initial public offering, in italiano offerta pubblica iniziale) ed è un’offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato.

Chiaramente il ricorso a capitale di terzi implica la cessione di una parte delle quote e della gestione della startup, con inevitabili pressioni da parte degli investitori sui founder e sul team.

Qui sotto trovate un bel video della lezione che Paul Graham (fondatore, insieme ad altri soci, di Y Combinator) ha tenuto presso la Stanford University su come creare una startp.

Video Paul Graham

7. L’innovazione

Negli ultimi decenni, grazie alla digitalizzazione, l’innovazione ha subito un processo di accelerazione esponenziale.

Il progresso tecnologico consente a nuovi modelli di business di entrare sul mercato velocemente e a costi concorrenziali ed è quindi una delle cause di un elevato turn over tra le aziende presenti negli indici azionari.

La metà delle aziende attualmente presenti nel paniere e oggi leader di mercato, è probabilmente destinata a scomparire e ad essere sostituita da nuove realtà entro i prossimi 10 anni.

Le tecnologie come l’intelligenza artificiale, la bioingegneria, la robotica, l’IOT (internet of things) stanno cambiando il mondo e portano a trasformazioni molto profonde, che mettono in crisi i processi aziendali tradizionali.

La reazione al cambiamento è uno dei temi cruciali per le aziende.

Non ci sono formule magiche per venire a capo della complessità di un mondo che cambia velocemente, ma le aziende devono essere pronte a creare al loro interno una cultura orientata a ricerca, sperimentazione e innovazione.

L’innovazione vuol dire mantenere una mentalità da startup anche quando startup non lo si è più.

 

Se ti è piaciuta la puntata e vuoi approfondire l’argomento, ti lascio alcuni titoli qui di seguito.

Bibliografia

“Startup digitali e PMI innovative” di Luca Scali e Silvia Vianello

“Come far fallire una startup ed essere felice” di Andrea Dusi

“Startup e venture  capital”

“La repubblica degli innovatori”


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